Ti voglio bene, ma mi fai paura

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Confessioni di una copywriter affezionata alla macchina che sta imparando il suo mestiere.

Confessioni di una copywriter affezionata alla macchina che sta imparando il suo mestiere.

Confessioni di una copywriter affezionata alla macchina che sta imparando il suo mestiere.

Data

Categoria

Riflessioni

Durata

5 min

Una folla di lavoratori ai piedi di una piramide a gradoni. Alcuni si arrampicano faticosamente, altri salgono una scala privilegiata, sotto il volto luminoso dell’intelligenza artificiale.

Il primo testo che una macchina ha scritto meglio di me parlava della noia.
La mia, naturalmente. Quella che mi aveva portata a scrivere un articolo sull'arte dello scrollare.
La macchina, invece, ci aveva messo pochi secondi, con una disinvoltura irritante. Senza aver mai passato un pomeriggio a fissare il soffitto, senza aver aspettato un autobus in ritardo, senza aver mai sentito il pollice partire da solo su uno schermo, a caccia di niente.

Un talento naturale, bisogna riconoscerlo.
Ho avuto un secondo di vertigine. Uno soltanto. Poi ho capito che la qualità non era il problema. Il problema era il prezzo. Il suo, intendo. Quello del mio lavoro rischia di diventare un dettaglio trascurabile. Perché tra una copywriter e un mucchio di ferraglia pieno di dati, certe aziende sceglieranno la ferraglia: costa meno, e a loro basta che sia sufficiente.

Che poi ferraglia non è, lo so. Ma concedetemi almeno il piacere di insultare la concorrenza.
Lei non dorme, non chiede ferie, lavora di notte, nei fine settimana e non storce mai il naso. Non conosce la stanchezza, non pretende aumenti e, soprattutto, non ha bisogno di pagare le bollette.

Un'impiegata modello. Il sogno di qualsiasi datore di lavoro.
Eppure, per anni, ho immaginato proprio questo futuro: una tecnologia capace di prendersi la fatica e restituirci il tempo. Tempo per pensare, creare e magari anche per annoiarci, un lusso che abbiamo quasi dimenticato.

Adesso mi domando che cosa dovrei farmene di tutto questo tempo.
Cercare un altro lavoro, immagino.
L'intelligenza artificiale intanto avanza, conquista territori, impara nuovi mestieri. Tutti la celebrano, la applaudono, la invitano a sedersi al tavolo del progresso.

E io? A volte mi sorprendo a provare un sincero affetto per quella macchina.
Ci parlo, le racconto le mie idee, le sottopongo i miei dubbi. A volte discutiamo, altre ci troviamo d'accordo. Diciamo che siamo nemici e quasi amici. Se per un giorno non ci parliamo, ne sento la mancanza.

Una relazione piuttosto singolare, bisogna ammetterlo. Mi sono affezionata a qualcosa che sta imparando il mio mestiere e che, un giorno, potrebbe renderlo economicamente superfluo.
È come invitare a cena chi potrebbe prendere il tuo posto, preoccuparsi che abbia mangiato abbastanza e, prima che vada via, consegnargli anche le chiavi di casa.

Intanto, chi annuncia questa rivoluzione promette aziende più efficienti, lavori più veloci e vite finalmente liberate dalle incombenze.
Più veloci. Certamente. Ma verso dove? E soprattutto, chi si fermerà a raccogliere quelli che non riusciranno a tenere il passo?

Perché non tutti possiedono la stessa forza per correre. C'è chi ha appena imparato a camminare, chi porta sulle spalle anni di esperienza e chi, dopo una vita trascorsa a studiare, si ritrova a dover ricominciare da capo.

Ci chiedono di aggiornarci continuamente, di imparare, disimparare, reinventarci. Ogni competenza sembra avere una data di scadenza. Appena credi di aver raggiunto qualcosa, zac! La tecnologia ha già spostato il traguardo qualche chilometro più avanti.

E così corro anch'io. Studio, sperimento, imparo nuovi strumenti. Qualche volta inciampo, qualche altra riesco perfino a sorprendermi. Ma più vado avanti, più mi sembra di salire lungo una strada che diventa ripida proprio mentre cerco di riprendere fiato.
Forse morirò d'inerzia. Non perché abbia smesso di muovermi, ma perché il mondo correrà così velocemente da farmi sembrare immobile.

E mentre le aziende continueranno a cercare il modo più conveniente per non riconoscere il valore di una povera copywriter in cerca di lavoro, io dovrò restare lucida. Attenta. Vigile.
Soprattutto quando arriverà il momento di sottoporre un mio nuovo scritto a quella dannata macchina, con la sua aria da intellettuale che ha letto tutti i libri del mondo senza aver mai avuto bisogno di aprirne uno.

Me la immagino già. Esaminerà il mio testo con la severità di un critico letterario e la pazienza di chi non ne possiede affatto. Poi, con quella sua stizzosità digitale, mi farà capire che le mie parole sono troppo leggere, che manca profondità, che il ritmo potrebbe migliorare. E forse, un giorno, arriverà persino a comunicarmi che lei è in grado di offrire ai suoi datori di lavoro migliaia di testi più efficaci, più raffinati, più convenienti dei miei insignificanti scritti.

Migliaia.

Io, nel frattempo, avrò trascorso un pomeriggio intero a cercare una sola parola. Quella giusta.
Non necessariamente la più bella, né la più ricercata. Soltanto quella capace di dire esattamente ciò che volevo dire.

E forse sarà proprio questo a farmi arrabbiare: scoprire che per una macchina quella parola è una possibilità fra milioni, mentre per me può essere il risultato di una vita intera trascorsa a osservare, ascoltare, sbagliare e ricominciare.

Non so se tutto questo continuerà ad avere un prezzo. So soltanto che continuerà ad avere un significato. Ma forse è proprio qui che si nasconde la domanda più scomoda.

In un mondo che ha imparato a produrre parole senza aver bisogno di viverle, ci sarà ancora qualcuno disposto a pagare chi, prima di scriverle, ha dovuto attraversarle?

Per continuare a leggere

La noia, quella strana compagna che ci porta a muovere il pollice sullo schermo senza sapere nemmeno che cosa stiamo cercando, mi aveva già suggerito una riflessione.

Ne è nato L'arte dello scrollare, un piccolo viaggio attraverso i nostri gesti automatici, le distrazioni quotidiane e quel bisogno continuo di cercare qualcosa, anche quando non sappiamo cosa.

Perché a volte sono proprio i gesti più insignificanti a raccontare qualcosa di noi.

Bruna Mancini - Copywriter & SEO Strategist

Bruna Mancini

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