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PROGETTO

La sfida

Un primo nome, Ciléa, è stato scartato perché troppo vicino a marchi già esistenti nel settore. Cerasia è ispirato a cerasus e al romanesco cerasa: un suono antico e popolare insieme, che richiama l’ingrediente senza nominarlo in modo didascalico.

L’albero intero.
Corteccia, frutto, nocciolo: tre parti, tre prodotti, un’unica origine.
Nessuno dei tre nasce dal fiore. Per questo Cerasia non racconta la primavera, la fioritura o l’inizio, ma un’altra stagione dell’albero: quella in cui il frutto è già arrivato.
Il primo tentativo era:
Un soffio di ciliegio, dal respiro allo sboccio.
Non reggeva. Soffio e respiro dicevano quasi la stessa cosa, mentre sboccio riportava il racconto verso il fiore, che nei prodotti non c’è.
Il percorso ha portato a:
Ciò che il ciliegio custodisce, lo restituisce.
Dalla corteccia, il respiro.
Dal frutto, la pelle.
Dal nocciolo, il corpo.

Prima ancora del prodotto è arrivata l’immagine: due mani su un ciliegio e una lingua che assaggia la corteccia.
Poi è arrivata la verifica: esiste davvero uno sciroppo ricavato dalla corteccia di ciliegio nero selvatico? Sì. Quell’intuizione visiva aveva quindi una radice reale.
Il gesto nasce dallo sciroppo, ma diventa il simbolo dell’intero progetto: entrare in contatto con ciò che il ciliegio custodisce prima di ritrovarlo nei prodotti.
È un gesto volutamente intimo: racconta il desiderio di una donna di sentirsi bene con se stessa e con la propria pelle, cercando quel benessere là dove tutto ha origine. L’immagine ferma l’occhio, mentre il testo la riconduce alla cura.
Dopo diverse prove ho scelto una donna matura con gli occhi chiusi, perché il gesto fosse percepito come assaggio e concentrazione e perché il pubblico del marchio potesse riconoscersi nella protagonista.

